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MATTEO RIMOLDI

Ciao Matteo … Hai un soprannome?

“Al lavoro mi chiamano Doc, perché ho la stessa pettinatura dello scenziato di “Ritorno al Futuro”. Fortunatamente però non ho ancora i capelli bianchi!”.Matteo Rimoldi

Parlaci un po’ di te …

“Convivo con la mia fidanzata Sara a Limido Comasco. Da quando viviamo insieme ho provato più volte a farla correre, ma niente da fare… però mi accompagna spesso alle gare, è la mia tifosa numero 1. Inoltre è lei che la sera prima delle gare mi prepara il carburante: un bel piatto di carbonara. E’ un rito, ormai. Per quanto riguarda il lavoro, faccio il disegnatore di schemi elettrici in una piccola azienda dove realizziamo quadri elettrici industriali e software. Quando non sono al lavoro e non sto correndo (cioè di notte) dedico il mio tempo al volontariato, come autista soccorritore”.

 

Libri e musica preferiti?

“Prediligo gialli e thriller ed ascolto un po’ di tutto, basta che sia rock. Mi alleno quasi sempre da solo, la musica è quindi un’ottima compagna”.

Squadra di calcio?

“Milan”.

Da quanto tempo corri?Matteo Rimoldi

“Ho iniziato nel 2007. Lavorando in ufficio la mia vita è diventata  sedentaria e ho cominciato ad ingrassare. Inoltre, venendo da una famiglia di cardiopatici, ipertesi ed infartuati, mi preoccupavano i miei 80-85 battiti cardiaci al minuto a riposo. E così ho iniziato la pratica sportiva più semplice dal punto di vista dell’attrezzatura necessaria. Ho infilato le scarpe e sono uscito a correre. Avrò fatto 15-20 minuti alternando corsa a camminata. Alla fine facevo fatica a respirare e avevo le gambe a pezzi. Ho tenuto duro e ho ripreso a correre dopo un paio di giorni, con le gambe ancora doloranti. Dopo un po’ ho scoperto che correre mi piaceva e ovviamente mi faceva sentire bene”.

Cosa ti piace di più fra la corsa in pista, la corsa in strada e la corsa in montagna?

“Prediligo la strada, anche perché è più comoda. Mi basta uscire dal cancello di casa e posso già correre. Inoltre, mentre corro mi piace vedere il paesaggio che cambia, passare attraverso paesi diversi e tornare al punto di partenza da una strada differente rispetto a quella intrapresa all’andata. Proprio per questo correre in pista non fa per me. La montagna invece non l’ho ancora sperimentata”.

La tua prima gara?

“E’ capitato tutto un po’ per caso alla fine del 2008. Non ero neanche iscritto ad una società sportiva, correvo solo per tenermi in forma e rilassarmi, quando Mauro, un mio carissimo amico, si stava rendendo conto che la sua vita sedentaria e i viaggi di lavoro lo stavano facendo ingrassare… un po’ quello che era successo a me, così l’ho convinto ad iniziare con la corsa. Ci incontravamo la domenica mattina e facevamo qualche chilometro insieme nel parco Lura, tra Rovellasca e Saronno. Dopo un mesetto circa, da buon manager, gli è venuta l’idea di crearci un obiettivo da inseguire e che ci costringesse a correre con costanza.L’obiettivo era la partecipazione ad una maratona.Matteo Rimoldi

Ne abbiamo scelta una a caso, facile facile, adatta a due principianti come noi. E soprattutto molto molto comoda: New York! Ci siamo iscritti ad una società di running per poter accedere alle gare Fidal e fare i necessari controllo medici. La nostra prima gara, in preparazione appunto della maratona e per capire un po’ come funzionava il mondo dell’agonismo, è stato il Running Day, la 10km nel centro di Saronno. Ci siamo divertiti, mala New York CityMarathon è un’esperienza indimenticabile. Tutta la città in festa ad incitare migliaia di concorrenti venuti da tutto il mondo. Ogni podista dovrebbe provarla una volta nella vita!”.

Parlaci della gara di Cantù.

“L’obiettivo dall’inizio dell’anno era scendere sotto un ora e quaranta nella mezza maratona. Piacenza è stata la prima gara dell’anno, l’ho presa come una specie di rodaggio: 1:40:12. Ho ritentato alla Stramilano, ma c’era troppa gente e nei primi km ho perso del tempo prezioso. Ho chiuso in 1:40:36.

La Maratonina di Cantù non è adatta a fare il personale, inutile provarci. E’ piena di salite e discese che spezzano il ritmo. L’ho fatta più che altro per divertimento, l’ultima gara prima dell’estate. Però dopo un po’ mi sono reso conto che stavo tenendo un buon passo, recuperando in pianura il tempo perso in salita. E così ho cominciato a pensare che forse potevo riprovare a raggiungere l’obiettivo. Ho deciso di non guardare più il cronometro lasciando alle gambe il compito di dettare il ritmo. Ho forzato un po’ e all’ultima salita stavo per cedere, ma con un po’ di fortuna e per il rotto della cuffia ho abbassato di un minuto esatto il tempo della Stramilano! Al traguardo ero contentissimo”.

Cosa significa correre per te?

“Correre è sicuramente un ottimo modo per mantenersi in forma, ma è soprattutto la mia valvola di sfogo. A volte esco con dei problemi in testa e torno con le soluzioni. Ormai mi ha dato dipendenza, se non corro per due giorni divento di cattivo umore.

Il mio orario preferito per correre è la mattina presto. Mi sveglio verso le 5-5:30, esco in punta di piedi per non svegliare Sara (anche se raramente ci riesco) e faccio un’oretta oppure delle ripetute se sto preparando una maratona. Al rientro doccia, colazione e alle 7:30 sono in ufficio con addosso una carica che mi dura fino a sera. Superata la difficoltà psicologica di svegliarsi così presto si possono conoscere i vantaggi. L’aria è più pulita perché non ci sono auto in giro, per lo stesso motivo  la strada è più sicura e le endorfine prodotte dal corpo danno l’energia necessaria ad affrontare la giornata.

Il fine ultimo dello corsa è la salute, sentirsi bene ed in forma. Gareggiare non è fondamentale, ma dà uno scopo materiale alla corsa e rende tutto più divertente. E’ un po’ come studiare tanto e dare un esame alla fine. Se non si avesse l’esame sicuramente non si studierebbe allo stesso modo.

Nel mio soggiorno ho due medaglieri pieni delle medaglie conquistate, neanche una d’oro con scritto “1”, ma ugualmente preziose. E conservo in un raccoglitore tutti i pettorali delle competizioni con il diploma scaricabile dai siti delle aziende che si occupano del cronometraggio. Sono un po’ maniacale sotto questo punto di vista!”.Matteo Rimoldi

Quali sono i tuoi record personali?

“10km:                         00:44:18

alla Deejay Ten                 2011

Mezza maratona:        01:39:36

alla Maratonina di Cantù  2012

Maratona:                  03:39:20

alla Firenze Marathon       2011″.

Segui una dieta?

“Diciamo che cerco di stare attento a bilanciare carboidrati e proteine, specialmente in previsione delle gare, ma non ho mai seguito diete. Mangio sano, questo sicuramente”.

Hai avuto spesso infortuni durante la pratica atletica?

“Non direi, ma soffro di condropatia rotulea al ginocchio sinistro e ogni tanto dà qualche problema. Cerco di curarla con elettrostimolazione ed a volte uso una ginocchiera durante la corsa, ma prima o poi dovrò farci i conti seriamente prima che si consumi tutta la cartilagine”.

Fai stretching?

“Sempre dopo l’allenamento”.

Come hai conosciuto Runner Varese?

“Un amico mi ha invitato ad iscrivermi, dato che anche lui era stato coinvolto da amici. Adesso ci sentiamo per le gare e ci mettiamo d’accordo per andare tutti insieme o trovarci sulla linea di partenza. È nato un bel gruppetto, sono tutti molto simpatici”.

Cosa aspetti da un Team Running?

“E’ un po’ quello che ho trovato nel Runner Varese. Si cerca di fare gruppo, in particolare il Presidente si adopera tantissimo perché questo avvenga. Prima di incontrarlo ci siamo sentiti diverse volte per telefono per l’iscrizione alle gare. È importante, ti senti subito parte del gruppo, anche se io abitando un po’ lontano faccio fatica a partecipare alle attività del team”. Matteo Rimoldi

Cosa ti piacerebbe che Runner Varese facesse/organizzasse in futuro per i suoi soci?

“In generale sarebbero interessante delle serate “a tema” con qualche personalità autorevole che parla di aspetti inerenti allo sport. Ero stato qualche anno fa ad una serata di questo tipo organizzata da un’altra società. Il tema era la resistenza psicologica negli sport di endurance ed il relatore era Pietro Trabucchi, un autorevole psicologo che aiuta gli atleti a sopportare la fatica di questo genere di sport”.

Fai anche altri sport?

“No, non ne avrei il tempo”.

Tuoi progetti per il futuro?

“Progetti sportivi? Non saprei, sicuramente dopo l’estate c’è qualche mezza maratona che mi interessa, ma non ho ancora deciso a quale maratona partecipare. Ho fatto due volte Firenze che è stupenda, ma ora vorrei visitare (correndo) un’altra città. Il sogno proibito però è la Marathon des Sables o un’altra ultramaratona nel deserto. Un sogno molto proibito, ma chissà…”.

Sei su Facebook?

“Sì. Mi piace metterci le foto delle gare!”.

A presto,

Gianni Pesetti, giugno 2012

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